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Anche il vino ha un’etica: il rispetto della terra

Vini di qualità che rispettano la terra da cui provengono grazie al progetto “ViniBio.bio" di Filippo Ferrari. Un’arte, oltre che un complesso lavoro, che va dalla campagna fino alla tavola. Il tutto grazie a Steiner e alla biodinamica.

Firenze – L’etica  è un termine che investe molti campi della nostra quotidianità. Non poteva quindi mancare in un settore fondamentale, quello del buon vino che ogni giorno si presenta sulle nostre tavole. Ci ha pensato l’enologo-agronomo Filippo Ferrari con il progetto “ViniBio.bio”: un’idea  che riunisce più realtà agricole con l’obiettivo comune di produrre – ma anche comunicare e vendere – vini unici in modo trasparente e naturale puntando sulle diversità di ogni realtà produttiva per una conduzione sostenibile e autosostenuta.

“La nostra etica è soprattutto nei riguardi della terra – spiega Ferrari -. Chi la ‘possiede’ ha il dovere morale di mantenerla viva e vitale comprendendo i legami cosmici e le attitudini che essa ci mostra senza ricorrere all’impiego della chimica per esprimerne il frutto”.

Ma come funziona? Senza scendere troppo in tecnicismi, in campagna si cerca di ottenere il frutto più buono possibile senza l’impiego di mezzi di sintesi, con terreni sempre più stabili e poco dilavabili e con una giusta dose di automazione. Di seguito in cantina, tra i vari accorgimenti, le macerazioni sono svolte a temperature mai superiori a 27°C per tempi variabili a seconda delle uve, delle vigne, del vino, delle stagioni, durante l’affinamento non viene usato nessun tipo di prodotto enologico, vengono utilizzate botti di diverse dimensioni e provenienze ed orci di terracotta rivestiti di cera d’api e vengono  scelte bottiglie leggere con tappi di sughero naturali o tecnici.

Alla base di tutto, la biodinamica, un metodo moderno di agire, pensare e fare agricoltura sostenibile fondato sulla visione antorposofica del mondo elaborata da Rudolf Steiner. Tre i principi fondamentali: mantenere la terra fertile, mantenere in buona salute le piante e accrescere la qualità dei prodotti.

Le cantine che ad oggi hanno aderito al progetto e che hanno abbracciato l’idea per cui tornare ad un’agricoltura priva di certe innovazioni sarebbe un errore ma fare agricoltura in modo meccanicistico è ugualmente controproducente, sono la Piombaia di Montalcino, la Tenuta Lenzini nella zona Lucchese di Gragnano – il cui  Syrah 2007 è stato classificato come il più buono d’Italia e tra i 10 migliori al mondo – e la Fattoria Sant’Andrea di Morgiano.

“Per me fare vino equivale alla più alta forma d’arte – racconta Filippo Ferrari -. La cosa entusiasmante è che la materia da evolvere è un frutto vivo e vitale come l’uva, che muore e rinasce tra le tue mani evoluta in vino, espressione della sua rinascita per mezzo dell’uomo e memore della sua radice profondamente ancorata al suo territorio”.

La diversità è il più grande valore di ogni azienda, riuscire ad esaltare il particolare per creare unicità un arduo lavoro che migliora la nostra vita perché noi siamo anche quello che beviamo.
Virginia Friggeri

Fonte: StampToscana

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Why VBpB?

Agricolture

A more aware view of nature and its ability to support the work of man, allows to take care of fundamental details, trying useless to cultivate thinking, for example, to fight diseases instead of preventing them, manage the soil so Expensive instead of increasing its value, resorting to O.G.M. and not experiencing different management systems with practices aimed at solving the effect, not the cause.

It is not a question of returning to the past by denying the present but of making its own, of new viewpoints, with the aim of improving the quality of work, increasing the value of the earth, reducing costs for raw materials and having more resources for human work.

Transformation

The point of view of the man who is in his task as an interpreter, director, producer and user, of that same Terroir that we are used to attribute exclusively to the product with which we are interacting. Assumed the natural attitude of the producer/transformer, to be the first customer of himself, we undertake a work path that requires a growing knowledge and a vital self-criticism.

The goal, can be to rediscover the sense of its actions in relation to the context to give to the work, the role of dimension where to express their own being, not only satisfy their own needs. To put ourselves just enough of us, until we lose the humility due to the role that we have chosen, is more sustainable, sociable and professional to give form to something to express only its "ego". It becomes spontaneous and virtuous, respecting the social value of its work to offer its senses and those of others, what they really need and that is lacking in all those products made and not created.

Consume

Keeping the point of view for which the consumer must adapt to the proposed offer, instead of seeing himself recognized as the creator's role together with the others, of that social fabric that has formed the same offer, marketing and price strategies, will be the Unique routes, with obvious market crises.

The personal dissatisfaction that ensues, leads to the emergence of countless attempts to affirm the most disparate philosophies and ideologies, from those who use only the retailers, to those who go only to the market local or in the shops of the neighborhood, from the omnivorous, vegetarian, Vegan or raw, to those who consume only bio or just want to hear about it. The glaring demonstration is that the consumer is called to play an uncomfortable role that obliges him to protect himself, instead of receiving information and examples useful to improve that innate aptitude to understand the goodness and quality of a bread, a coffee, a dough, a sweet , even without making technical or emotional courses.

Filippo ferrari

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