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Filippo Ferrari Tel. +39 345 4557836
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Poggio Galardi 2011

Uvaggio: 45% Merlot e 55% Cabernet Sauvignon da agricoltura biologica

Denominazione: IGT Toscana Rosso

Altitudine: 150 metri

Tipo di terreno: magro, galestroso, calcareo

Età del vigneto: da 12 a 20 anni

Sistema d’allevamento: cordone speronato

Resa per ettaro: 52 q

Epoca di vendemmia: inizio settembre e primi di ottobre

Modalità di raccolta: manuale

Vinificazione: 7/9 giorni in acciaio senza solforosa sulle uve e con temperatura controllata  - lieviti selezionati non OGM e/o aromatici e/o liberatori di mannoproteine

Affinamento: in orcio di terracotta da 8hl e barriques usate – vino non filtrato

Ingredienti: mosti di merlot e cabernet fermentati ed affinati – solforosa aggiunta pari a 15/20 mg/lt libera – tannino d’uva per ridurre la solforosa – gomma arabica 50ml/hl all’imbottigliamento

Esente da:  prodotti chimici di sintesi – proteine di derivazione animale – correzioni chimico fisiche – deviazioni aromatiche – eccessivi livelli di acetaldeide – ammine biogene – etil-fenoli – aromi e sapori diversi da quelli dell’uva

PERCHE' VBpB

Agricoltura

Una visione più consapevole della Natura e della sua capacità di supportare il lavoro dell'uomo, consente di occuparsi di dettagli fondamentali, provando inutile coltivare pensando, per esempio, di combattere le malattie invece che prevenirle, gestire il suolo in modo dispendioso invece che incrementare il suo valore, ricorrere agli O.G.M. e non sperimentare diversi sistemi di gestione con pratiche volte a risolvere l'effetto, non la causa.

Non si tratta di tornare al passato rinnegando il presente ma di fare propri, dei nuovi punti di vista, con l'obiettivo di migliorare la qualità del lavoro, incrementare il valore della terra, abbattere i costi per le materie prime ed avere più risorse per l'operato umano.

Trasformazione

Il punto di vista dell'Uomo che si immedesima nel proprio compito di interprete, regista, produttore e fruitore, di quello stesso Terroir che siamo soliti attribuire esclusivamente al prodotto con cui stiamo interagendo.

Assunto il naturale atteggiamento del produttore/trasformatore, di essere il primo cliente di se stesso, si intraprende un percorso lavorativo che richiede una conoscenza crescente ed una vitale autocritica.
L'obiettivo, può essere quello di riscoprire il senso delle proprie azioni in rapporto al contesto per dare al lavoro, il ruolo di dimensione dove esprimere il proprio essere, non solo soddisfare i propri bisogni.

Metterci quel tanto che basta di noi, fino a non perdere l'umiltà dovuta al ruolo che abbiamo scelto, è più sostenibile, socievole e professionale del dare forma a qualcosa per esprimere unicamente il proprio “io”.

Diventa spontaneo e virtuoso, rispettare il valore sociale del proprio lavoro per offrire ai propri sensi e a quelli degli altri, ciò di cui hanno veramente bisogno e che manca in tutti quei prodotti fatti e non creati.

Consumo

Mantenendo il punto di vista per cui il consumatore deve adattarsi all'offerta proposta, invece di vedersi riconosciuto il ruolo di creatore insieme agli altri, di quel tessuto sociale che ha formato la stessa offerta, le strategie di marketing e di prezzo, saranno le uniche vie percorribili, con evidenti crisi di mercato.

L'insoddisfazione personale che ne consegue, porta alla nascita di innumerevoli tentativi di affermazione delle più disparate filosofie ed ideologie, da chi si serve solo della GDO, a chi va solo al mercato rionale o nei negozi di quartiere, dall'onnivoro, vegetariano, vegano o crudista, a chi consuma solo bio o ne vuole solo sentire parlare.
La dimostrazione lampante è che il consumatore è chiamato a svolgere un ruolo scomodo che lo obbliga a tutelarsi, invece di ricevere informazioni ed esempi utili a migliorare quell'innata attitudine a capire la bontà e la qualità di un pane, un caffè, una pasta, un dolce, anche senza fare corsi tecnici o emozionali.

Filippo ferrari

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