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Filippo Ferrari Tel. +39 345 4557836
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I preparati biodinamici. Il 500, la “vitalità”.

500 350x275Il primo passo di questo cammino, si è concluso sottolineando l'importanza di utilizzare insieme i due preparati, 500 e 501. Si potrebbero descrivere brutalmente come “la mente e il braccio”. Se con il 501, le foglie e i tralci della vite possono raggiungere la loro giusta forma e dare fiori e poi uva sana ed espressiva, è perché il preparato 500 tramite le radici, “armonizza” tutte le informazioni necessarie affinché la pianta possa esprimersi. Rudolf Steiner, spiega come le radici delle piante possano essere paragonate alla nostra mente che elaborando un input ricevuto, determina anche il nostro stato fisico. Si è soliti fraintendere il pensiero di Giovenale affermando la necessità di avere un corpo sano per avere una mente sana, mentre il suo vero significato è che dobbiamo aspirare ad avere entrambe le cose, perché una è conseguenza dell'altra, e viceversa.

Le radici, se situate in un terreno “vitale”, portano alla parte superiore della pianta le informazioni necessarie a “scolpire” la sua forma. Dalla loro “fermezza” al ritmo espansivo dell'apparato fogliare che nella massima espansione porta al fiore, per poi tornare alla contrazione rigida del seme, si compie il processo di continua metamorfosi. Il 500 lavora prima sul suolo. In un terreno poco vitale troverete poche essenze o infestazioni di una sola pianta. In un terreno con una buona “struttura”, sarete colpiti dalla quantità di essenze presenti durante tutto il corso dell'anno. Il 500 è un preparato davvero innovativo, basti pensare che se ne utilizzano da 100 a 300gr/ha per ogni trattamento. La biodinamica è una filosofia di pensiero alla portata di tutti coloro i quali vogliano sperimentare dei nuovi punti di vista efficaci e rivitalizzanti, per l'uomo e per la terra.

Il 500 e il 501 però da soli non bastano. Ci sono altre attenzioni fondamentali come la dinamizzazione e il nostro modo “comune” di interagire con il terreno. Un terreno perde la sua vitalità, quando perde la sua struttura. Un terreno perde la sua struttura, solo dopo essere stato sottoposto a forti eventi naturali o al bisogno dell'uomo. Pensate al suolo di un bosco, rispetto a quello di un campo destinato alla coltivazione. La differenza spesso è proprio nel numero di radici che grazie alla presenza di lombrichi e humus, possono crescere nel suolo strutturandolo e nutrendolo.

In viticoltura, pur lavorando il più possibile a file alterne abbiamo un alto rischio di compattamento. Andare con un trattore a “girare” la terra per farla “arieggiare” ed eliminare ogni erba possibile, non ha alcun senso se non quello di doverci tornare dopo qualche mese, provocare dilavamento e compattamento. D'altro canto, l'inerbimento del tutto spontaneo rischia di essere con troppe poche essenze. Eliminare fresature e lavorazioni volte a girare la terra, stare molto attenti all'uso del trincia e ai prodotti fitosanitari che si distribuiscono, concepire in modo diverso la “concimazione” e utilizzare il sovescio non solo per apportare sostanza organica ma per creare struttura grazie alle radici, può davvero renderci la vita più facile anche a livello di costi di gestione aziendale.

Il preparato 500 si allestisce nel periodo di San Michele e con tutta la pioggia che abbiamo avuto, le vacche mangeranno dell'ottimo fieno e produrranno un ottimo letame.

A presto per la dinamizzazione.

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