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4 pilastri dell'agricoltura naturale.

M. Fukuoka “La rivoluzione del filo di paglia.”

fuku

 

1. Nessuna lavorazione, cioè niente aratura né capovolgimento del terreno. Per secoli i contadini hanno creduto che l'aratro fosse indispensabile per produrre dei raccolti. Eppure non lavorare la terra è di fondamentale importanza nell'agricoltura naturale. La terra si lavora da sola per natura con la penetrazione delle radici delle piante e l'attività dei microrganismi, dei piccoli animale e dei lombrichi.

2. Nessun concime chimico né compost preparato. La gente violenta la natura e per quanto faccia non riesce a guarire le ferite che le provoca. Ottuse pratiche agricole impoveriscono il suolo di sostanze nutritive essenziali e ne risulta un esaurimento annuale del terreno. Lasciato a se stesso, il suolo conserva naturalmente la propria fertilità, in accordo con il ciclo ordinato dalla vita vegetale e animale.

3. Nessun diserbo né con l'erpice, né con diserbanti. Le erbacce hanno il ruolo nella costruzione della fertilità del suolo e nell'equilibrare la comunità biologica. Come norma fondamentale le erbacce dovrebbero essere controllate, non eliminate. Del pacciame di paglia, una copertura del terreno con trifoglio bianco consociato alle colture e una temporanea sommersione provvedono un efficace controllo delle erbacce nei miei campi di riso.

4. Nessuna dipendenza da prodotti chimici. Dall'epoca in cui si svilupparono delle piante deboli per effetto di pratiche innaturali come l'aratura e la concimazione, le malattie e gli squilibri fra insetti divennero un grande problema in agricoltura. La natura, lasciata fare, è in equilibrio perfetto. Insetti nocivi e agenti patogeni sono sempre presenti, ma non prendono il sopravvento mai fino al punto di rendere necessario l'uso di veleni chimici. L'atteggiamento più sensato per il controllo delle malattie e degli insetti è avere delle colture vigorose in un ambiente sano.

Ambasciator non porta pena.....su certi punti però, credo non si possa non essere d'accordo.

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