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Libertà.

Il laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale LINV, si trova proprio a Firenze. Come già aveva scritto C. Darwin nel 1880, idea condivisa poi anche da R. Steiner, la radice delle piante si comporta come il cervello di un animale inferiore, non dotato quindi di corpo astrale, come un'ape o un lombrico.

Nell'istituto di neurobiologia, si studia anche il modo delle piante di adattarsi all'ambiente in cui sono ed il modo di comunicare con le altre, con gli insetti e con tutto il circostante. Queste libere capacità non servono per cambiare l'ambiente in cui vive o la percezione che il contesto ha di lei. Servono al suo scopo di condurre una vita libera dall'idea morale che il mondo ha di lei e di emanare, un livello di vibrazione più o meno rassicurante che avverta gli altri suoi simili.

Gli animali, dotati appunto di anima, sviluppano l'attitudine all'espressione del proprio libero pensare e quindi essere diversi. Scavano tane, costruiscono nidi, edificano dighe, migrano, scodinzolano, trovano libertà nell'azione volta ad esprimere le proprie necessità. Le piante si “muovono” e interagiscono con il mondo tramite le radici, i germogli, il profumo, i colori, l'essere soggette agli eventi atmosferici e cosmici, l'emettere vibrazioni comunicative e l'essere “nutrimento” per la terra, per gli animali e per l'uomo.

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Noi siamo definiti come gli esseri più evoluti in relazione alla nostra capacità di pensiero. Il libero pensare dovrebbe essere uno degli atti a cui prestiamo più attenzione. Non un pensare solo dell'intelletto, ma derivato anche dall'interazione tra quello che percepiamo attraverso i nostri sensi e quello che il cuore e la testa, rielaborano liberamente. Tante cose non si imparano sui libri, ma dal modo in cui viviamo e ci relazioniamo al mondo. Ognuno di noi ha percezioni e rielaborazioni diverse quindi, più informazioni arrivano ai sensi e al cervello, dall'alimentazione, dalla respirazione, dalla conoscenza, dalla condivisione e più saremo in grado di elaborarne e interagire con tutto quello che ci circonda, riuscendo ad immedesimarci in ogni cosa vediamo. Come ogni pianta ed animale che vive in stretta relazione con il contesto in cui si trova.

Una vita ascetica o di puro capitalismo, una religione o un solo credo, non sono libertà. Mi realizzo ogni giorno chiedendomi cosa ho imparato di nuovo oggi, pratico, animico o spirituale che sia. Dunque forse, fare vino senza pensare con consapevolezza al poter interagire con infiniti elementi per ottenere un qualcosa di unico, sarebbe noioso. Il vino si presta a lavorare insieme all'uomo facendosi vestire da “clone” o da “re”, con tutte le sfumature del caso. Non è solo avere le vigne bio o non usare i lieviti e la solforosa, la libertà sta nel capire che si deve essere liberi di cambiare idea e modo, se qualcosa non va come si vorrebbe. Un barista che fa il caffè giusto per farlo, abitua tutto il paese a bere semplicemente caffè. Come un produttore che fa semplicemente vino, invece di interpretare un territorio e il contesto sociale in cui vive, anche attraverso se stesso.

Il vino non è forse libertà di espressione?

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