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Un dialogo sul vino.

(NasoBello, sapiente degustatore e persona curiosa, ha letto su un blog della I° Edizione di una degustazione chiamata “La Rinascita del Vino”. Con aria un po' perplessa e la curiosità assopita dalle mille proposte contemporanee, decide di giocarsi il tutto per tutto e andare a vedere di cosa si tratta. Preso il bicchiere e memorizzato il punto gastronomico più attraente, si lancia negli assaggi. Il primo banco di assaggio in cui incappa, riporta sulle bottiglie e sul materiale informativo la scritta “ViniBio.bio”. NasoBello, sente il terreno tremare sotto i piedi ed è preso dalla voglia di fuggire. Il Vignaiolo, presa la bottiglia fa il gesto di servire, dicendo che non ha senso parlare se nel contempo non si assaggia. NasoBello riprende fiato e decide di restare). 

blog dialogo


NB: - Buongiorno, sono appena arrivato e ho trovato subito la cosa più complicata credo. Il suo gesto però, mi ha convinto a restare. Mi aiuti a continuare, mi dica cosa sto assaggiando e perché riportate la scritta ViniBio.bio?

V: - Buongiorno a Lei. Le ho servito un bicchiere di Vermignon, Vermentino e Sauvignon Blanc delle Colline Lucchesi. La Tenuta Lenzini lavora con ViniBio.bio da diversi anni.

NB: - Il vino è molto buono e territoriale, oltre ad avere un buffo nome. L'Etica di cui parlate si riferisce forse al Biologico o al Biodinamico?

V: - Certamente la Biodinamica indica un modo di pensare innovativo che partendo dalla conoscenza, promuove l'intuito. La natura ha sempre fornito tutte le risposte e per le domande che ha creato, spesso chiama noi agricoltori a rispondere. Teruo Higa in Giappone ha applicato questo pensiero per creare un modo che fosse meno filosofico ma la Biodinamica di Rudolf Steiner non è cosa per gli stregoni come ci fanno credere. Applicarla vuol dire conoscere di fisica, chimica, astronomia, agronomia, alimentazione, sensibilità, intuito e tutte quelle conoscenze che ci fanno essere qui e ora.

NB: - Credo che nel suo vino ci fosse qualcosa oppure Lei non è vero. Andiamo avanti. Quindi in campagna usate il sovescio per concimare e non usate prodotti chimici di sintesi?

V: - Il sovescio non si usa per concimare ma per ammendare e creare struttura grazie alle radici delle piante, perché sono le piante a nutrire la terra e non viceversa. Non usiamo prodotti di sintesi, stiamo molto attenti alle lavorazioni, i diserbi sono meccanici e usiamo i preparati biodinamici o gli EM di Higa. Ovviamente nessun concime al suolo se non da cumulo e poi tisane e decotti alle piante, non solo alla terra.

NB: - Sempre meglio……vorrei assaggiare quel Rosso di Montalcino. Vedo che ci sono più produttori.....in cantina solo lieviti indigeni, niente solforosa o altro?

V: - Questo Rosso è del 2011, primo anno di grande cambiamento dell'azienda dei fratelli Cantini. Siamo produttori e consulenti che condividono la voglia di essere consumatori e enoturisti. Vogliamo dire le cose come sono per una condivisione reale. In cantina, come in campagna, cerchiamo di seguire la natura e di fare quello che siamo chiamati a fare. Come diamo un impulso con i preparati o con i sovesci, così lo diamo senza usare solforosa sulle uve o enzimi o trucioli di legno o particolari sistemi di estrazione. Abbiamo osservato che se la malolattica e l'alcolica si muovono insieme o in tempi non troppo lunghi e distanti tra loro, i vini mantengono il giusto sapore di uva e di Terroir. Non abbiamo voglia di dire che il vino si fa da solo come di modificarlo nella sua natura. Nella stessa azienda facciamo anche 13 o 15 vendemmie diverse. Lieviti e batteri selezionati in natura, non aromatizzanti e non ogm, utilizzati come starter e un po' di tannini per evitare ossidazioni o perdite di colore e aromi, durante le prime fasi. In questo modo abbiamo poca acetaldeide, tutti i microrganismi presenti lavorano insieme, non abbiamo rischi di deviazioni date da fermentazioni lente e quindi niente molecole come l'istamina, niente etil-fenoli, niente secchezza gustativa o sensazioni diverse da quelle dell'annata e dell'uva.

NB: - Direi che le sue parole ed il secondo vino mi hanno convinto ed immagino che come in campagna risparmiate la salute degli operatori, l'ambiente e i vostri soldi, così in cantina sprecate meno energie, tempo, travasi, analisi e non dovete ricorrere a tagli o simili operazioni. Pura uva delle vostre terre, fatta e trasformata da voi. Mi faccia sentire anche un vino più vecchio. Questi vini saranno carissimi?!?

V: - Le servo due bicchieri. Un Cabernet affinato in legni da 225, 300 e 2.500lt e un Merlot e Cabernet affinato in orcio di terracotta da 800lt. I nostri vini hanno tutti prezzi “Etici”, perché senza consumatori non ci sono produttori e viceversa, quindi correttezza in primis.

NB: - Se non me lo avesse detto prima non avrei saputo distinguere il vino fatto in legno dall'altro. La grande differenza è solo nella diversa evoluzione che hanno avuto. Uno ha lavorato in modo esemplare con i legni, arricchendosi ed espandendosi, l'altro ha semplicemente concentrato tutte le sue qualità, in modo davvero elegante. Arrivato a questo punto, ViniBio.bio mi sembra davvero la soluzione. Trattate bene la terra, offrite vini territoriali, con poca solforosa e senza altre deviazioni, comunicate con i consumatori risvegliando i produttori e state cercando di raggiungere più persone possibile…..

V: - Grazie! Ha davvero capito il nostro spirito, venga a trovarci quando vuole, potrà vedere tutto quello di cui abbiamo parlato. Se nella sua città conosce qualcuno che voglia farci da ambasciatore, ci passi il suo contatto. Vorremmo creare una rete di persone che attraverso il vino comunicano la vita.

NB: - Lo farò con piacere e grazie a Lei, anche se ho paura che questo incontro sia avvenuto in un altro luogo fuori dal tempo…mi dispiace non aver assaggiato i vitigni autoctoni, il syrah della garfagnana e i vini di Andrea….

V: - Non abbia paura, noi siamo Qui e Ora! A presto!

 

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