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Filippo Ferrari Tel. +39 345 4557836
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Unico travaso. 10 Febbraio 2014.

Rileggendo gli appunti capisco meglio il senso delle parole. Avrei dovuto scrivere “Unico” e non “Ultimo”.

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Uve di sangiovese cresciute da Francesco in biodinamica a Piombaia. Fermentate in acciaio ad Ottobre 2013 inoltrato, senza solforosa sulle uve, con dei tannini d'uva, un piede di partenza di lieviti e batteri bio, senza controllo di temperatura, follature meccaniche o macerazioni a freddo ma solo rimontaggi. Svolta la malolattica e aggiunta la solforosa utile a fare di quel vino un'espressione decennale e pura del suo anno di nascita, sono passati all'affinamento in legno.

Dalla sfecciatura dall'acciaio, ai legni di varie dimensioni, al 24 Luglio 2015 sono stati travasati solo una volta. Così per tutti i vini dei miei appunti da “analisi grafologica”.

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Con sensibilità, conoscenza, esperienza ed intuito, si possono compiere atti consapevoli del contesto in cui ci troviamo, assumendoci tutti i rischi e la forza necessaria a gioire o migliorare. Quante volte con Francesco ci siamo resi conto che potevamo solo aspettare. Certi da dove venivamo e timorosi della vitale libertà trasmessa ai nostri vini, da non poter far alto che avere fiducia. Come tutte quelle volte in cui l'intervento è stato preciso, calibrato e misurato.

In entrambe i casi ci siamo fusi con la natura mettendo a disposizione lo stesso impegno datoci da lei, nel crearci la possibilità di fare di quell'uva una sostanza alcolica o l'espressione del terroir che ha reso te ed il tuo vino quello che siete.

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Il piccolo produttore può avere l'enologo di grido, magari bio, prendere punteggi e creare un marchio con i “tagli” e non con la sua vita, nello stesso modo in cui una cantina sociale vende lucciole e lanterne. Quello che diciamo sempre ai produttori con cui lavoriamo, è che dovrebbero essere vignaioli nello stesso modo in cui il titolare di un ristoratore, un fornaio, un'allevatore, un pittore, un medico vivono l'ebrezza di lavorare nei dettagli che spalancano loro, la libertà di togliere invece di mettere, di esserci invece di provare, di sentire l'“ego” del proprio talento come tassello necessario al soddisfare il “noi”.

L'agricoltura sostenibile non rinnega la scienza ma chiama l'uomo a fidarsi del suo intuito, oltre che della sua conoscenza. Chiama ad una visione olistica. Se aggiungo per dimostrare che la mia idea ha avuto un risultato, dovrò poi trovare un modo per levare....concimo e poi cimo. Macero le uve ignorando l'essenza della fermentazione magari invocando il fato, oppure controllo ed intervengo il più possibile.....poi travaso per mesi, filtro, correggo, devo fare tagli o difendermi dietro la bandiera di un vino “cosato” dal suo essere artigianale ma almeno orfano, di enologo e di tutte le possibili varianti.

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Forse provare a non sentirci necessari solo nell'azione ma anche nella consapevolezza di doversi fermare ogni tanto, ad attendere risposte che possono venire solo al momento giusto, può avere un senso. Lo stesso senso che trovo nel far maturare le mie parole e poi scrivere. Dal 24 Luglio, ora sono riuscito a farlo. Rispettiamoci lealmente e concediamoci amore e tempo.

A Piombaia imbottigliamo senza filtrazioni se non sgrossanti per il Rosso, niente stabilità tartarica, gomma arabica o altro, cerchiamo inoltre di usare sugheri senza paraffina e bottiglie leggere.

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