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Vendemmia

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Nell'idea comune, rappresenta il momento in cui i grappoli o i chicchi staccati alla vite, vengono incitati a trasformarsi in vino. Non ho letto definizioni da vocabolario ma sono fermamente convinto che questa parola, significhi molto di più. Non so come, credo di essere alla mia 26esima vendemmia, per non dire di più, tanto che quando mi chiedono perché faccio questo lavoro, non rispondo mai, mi sembra scontato. Ci sono molti modi di vivere questo momento. Il raccoglitore, che deve riuscire a calibrare l'attenzione per quello che coglie con la fatica fisica, il vignaiolo che passa dalla vigna, alla cantina, ai clienti, per esprimere nel modo migliore il suo territorio. Ci sono quelli che raccolgono a macchina ed hanno tutto meccanizzato e quelli che per ogni filare, fanno una botte diversa. Quelli che decidono 15 giorni prima della vendemmia, di fare un nuovo vino e quelli che non cambiano linea, neanche se gli spari. Nel frattempo gli addetti ai lavori interni ed esterni, si barcamenano tra decisioni dell'ultimo minuto e, l'anello di congiunzione di tutti questi pensieri, noi, gli enologi. Se poi ti vuoi occupare anche di agronomia perché da lì parte tutto...meglio avere agopuntura a gratis.

Cresciuto produttore, quando avevo rapporti con i nostri consulenti, da un lato pensavo che fossero forti perché guidavano, mangiavano, bevevano e riuscivano a parlare con le persone più disparate. Per uno che farebbe l'eremita come me, cosa assai inspiegabile. Dall'altro percepivo la mancanza di condivisione degli intenti e della quotidianità, era tanto vederli una volta al mese, ti lasciavano apparentemente libero ma molto legato. Paragono spesso la cucina all'enologia dicendo che certe cose vanno fatte in un certo modo, tutto il resto deve essere capacità personale e non solo voglia di essere diversi o di provare. Prima impara le basi, poi componi musica. Geni a parte.

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L'enologo, a mio avviso, non dovrebbe mai occuparsi solo del suo modo di interpretare l'uva e fare vino o del fare vino e basta. Un enologo può cambiare le sorti di una vigna, come lo chef di un ristorante, con l'unica piccola differenza, di non essere da soli in cucina a dirigere i lavori e di avere a che fare con il meteo. Collaborare con cantine dove l'identità del produttore deve essere espressa al massimo ed in modo tale che venga capita dal pubblico, è la vera bellezza del nostro lavoro. Spesso penso alla gioia di poter fare vino e basta, poi penso che in quel caso esprimerei solo una grande capacità tecnica ma non la capacità di far esprimere vignaioli spesso bloccati dal sistema, dalle banche, dalle false promesse...bisogna riuscire a confrontarsi, cosa difficile in Italia dove ancora non si è inteso, che un conto è la vita propria ed un conto è il lavoro. Io sono contento di fare parte, in bene o in “pungiglione”, delle persone che amano il loro essere agricoltori, sono un medico crudele però ;) :).

P.S. La questione secondo me non è tanto quella dei lieviti, ma quella di quanti produttori, venditori e consulenti si sporcano davvero le mani per capire l'importanza del loro lavoro.... Alla prossima ;)

 

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